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1° maggio 2026: il lavoro chiede verità

2026-05-01 17:10

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1° maggio 2026: il lavoro chiede verità

Riportiamo l'articolo di CONFINTESA, pubblicato oggi 1° maggio 2026, scritto dal Segreterio Generale Confederale Dr. Francesco Prudenzano. Ogni Primo

Riportiamo l'articolo di CONFINTESA, pubblicato oggi 1° maggio 2026, scritto dal Segreterio Generale Confederale Dr. Francesco Prudenzano.

 

Ogni Primo Maggio si ripete lo stesso rito: i sindacati celebrano il lavoro, la politica promette tutele, i commentatori misurano il divario tra le promesse e la realtà. Poi il 2 maggio tutto ricomincia come prima.

 

Confintesa quest’anno non celebra. Constata.

 

  • Constata che in Italia esistono oltre 1.000 contratti collettivi nazionali depositati al CNEL. Nessuno verifica cosa contengano. Nessuno misura chi rappresenti chi. Il sistema contrattuale italiano è un edificio senza misurazione: regge per inerzia, non per struttura.
  • Constata che il Governo ha approvato un decreto che condiziona gli incentivi all’occupazione al rispetto del “salario giusto” — ma senza definire come si misura, chi lo certifica, chi ne risponde. Ha messo un paletto. Senza recinzione.
  • Constata che quando un’organizzazione sindacale firma un contratto con retribuzioni inferiori al leader, viene chiamata pirata. Quando ne firma uno con retribuzioni superiori del 10%, viene ignorata. Il criterio non è la qualità del contratto. È l’appartenenza al club. Chi difende quel club non sta difendendo i lavoratori. Sta difendendo un perimetro.

 

Confintesa ha scelto un’altra strada. In un anno abbiamo depositato al CNEL e alla Camera dei deputati una proposta di legge per la certificazione oggettiva dei contratti collettivi. Sei criteri misurabili. Un test antidumping che si applica a tutti — inclusi noi. 

 

Abbiamo pubblicato su contrattipirata.it le schede analitiche di ogni nostro contratto, con i dati verdi dove siamo superiori e i dati rossi dove siamo inferiori. Abbiamo costruito un CCNL per i lavoratori delle piattaforme di delivery mentre gli altri aspettavano che il legislatore facesse il primo passo. Abbiamo portato la previdenza complementare e la sanità integrativa in ogni contratto del nostro portafoglio.

 

Non lo abbiamo fatto per dimostrare che siamo bravi. Lo abbiamo fatto perché crediamo che un sindacato esista per produrre valore duraturo, non per occupare spazio. È la differenza tra un sindacato che si limita a esistere e un sindacato generativo: uno che lascia le cose meglio di come le ha trovate.

 

Il lavoro in Italia non ha bisogno di un altro concerto, di un altro hashtag, di un’altra promessa. Ha bisogno di un sistema che distingua chi costruisce da chi occupa. Che misuri i contratti per quello che contengono, non per chi li firma. Che dia ai lavoratori gli strumenti per sapere — non per credere, per sapere — se il contratto che li riguarda è adeguato.

 

A chi ci chiede cosa vogliamo, rispondiamo con quello che abbiamo già fatto. 

 

Il lavoro chiede verità. E nessun sindacato — è sopra la verità.

 

Buon Primo Maggio.

 

 

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